TD17, TD18 o TD19: quale serve, e come si compila
Quando ricevi una fattura da un fornitore estero devi emettere un documento di integrazione o un'autofattura. Quale dei tre codici usare dipende da cosa hai comprato e da dove è partito. Qui c'è la regola, i campi che servono, e i quattro casi che fanno scartare il file dallo SdI.
La regola in tre righe
| codice | quando | riferimento |
|---|---|---|
| TD17 | Hai comprato un servizio da un fornitore estero, UE o extra-UE: software, cloud, pubblicità, consulenza, trasporti, biglietti aerei. | art. 17 c.2 DPR 633/72 |
| TD18 | Hai comprato beni materiali spediti da un altro Stato UE. | art. 46 c.1 D.L. 331/93 |
| TD19 | Hai comprato beni materiali da un fornitore estero, ma i beni si trovavano già in Italia. È il caso tipico dei marketplace. | art. 17 c.2 DPR 633/72 |
Il dubbio più frequente è fra TD18 e TD19, e sul documento spesso c'è la risposta: Amazon scrive «Beni spediti da: Germania» o «Prodotti inviati da: Polonia». Se dice Italia, è TD19.
Cosa va nell'XML, e da dove si prende
| campo | cosa ci va |
|---|---|
CedentePrestatore |
Il fornitore estero, con il suo identificativo IVA e la sua sede. RegimeFiscale RF18, Provincia EE. |
CessionarioCommittente |
La tua azienda: sei tu a emettere il documento. |
TipoDocumento |
TD17, TD18 o TD19 secondo la tabella sopra. |
Data |
La data di registrazione, non quella della fattura estera. Di norma l'ultimo giorno del mese in cui l'hai ricevuta. |
Numero |
Il progressivo del tuo sezionale dedicato alle integrazioni. |
DatiFattureCollegate |
Numero e data della fattura del fornitore. È opzionale nello schema: se il fornitore non numera, si omette. |
ImponibileImporto |
L'imponibile in euro. La Divisa dell'autofattura è sempre EUR. |
Imposta |
L'IVA italiana calcolata sull'imponibile, di norma il 22%. |
I quattro casi che fanno scartare il file
1. La fattura è in dollari
L'autofattura è sempre in euro, quindi l'imponibile va convertito. Il cambio da usare è quello dell'operazione: nella pratica, quello che ti ha applicato la banca o la carta, che sta sull'estratto conto e non sulla fattura. Non è il tasso di riferimento BCE del giorno, che è un dato pubblico ma non è quello che hai pagato.
2. Il fornitore non numera le fatture
Capita: alcuni fornitori emettono solo data e importo. Il blocco
DatiFattureCollegate ha minOccurs="0" nello schema ufficiale,
quindi si può omettere. Scriverlo vuoto invece fa fallire la validazione.
3. Il fornitore non ha una partita IVA, o il CAP non è di cinque cifre
IdCodice non ammette il vuoto e CAP vuole esattamente cinque
cifre: fuori dall'Italia il codice postale può averne di più, essere alfanumerico o non
esserci affatto. Per i soggetti esteri privi di identificativo si usa il codice
convenzionale OO99999999999, e per il CAP 00000.
4. Il fornitore ha già addebitato l'IVA italiana
Succede quando la tua partita IVA non è nel suo profilo di fatturazione: ti tratta da privato e applica il 22%. Il documento riporta allora un subtotale e un totale diversi. Prendere il totale come imponibile e applicarci sopra l'IVA significa contarla due volte. Se la tua P.IVA non compare sulla fattura, è proprio quello il motivo: metterla nel profilo del fornitore risolve il problema alla radice.
Oppure lo fai fare a questa pagina
Carica il PDF, la scansione o la foto della fattura estera: legge i dati, calcola l'IVA e ti restituisce l'XML già pronto per il gestionale. I campi che non stanno sul documento — sezionale, data di registrazione, tipo documento — te li chiede.
Questa pagina descrive la prassi corrente al meglio delle nostre conoscenze, ma la responsabilità dell'adempimento resta di chi lo firma. Riferimenti: specifiche tecniche FatturaPA v1.9.1, in vigore dal 15/05/2026, e risoluzione AdE 1/E del 10/01/2013 per la numerazione dei sezionali.